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Il beach volley e la partita contro il Coronavirus

“L’arte suprema della guerra è quella di sottomettere il nemico senza combattere” .
Quando si tratta di un nemico invisibile come un virus e non si hanno armi a disposizione, come dice Sun Tzu nel “L’arte della guerra” bisogna trovare altri modi per vincere.

Il beach volley  come saprà adattarsi al nuovo scenario?

nella foto: Roberto Viscuso quando giocava a Jesi a soli 19 anni in serie A

Lo abbiamo chiesto a Roberto Viscuso direttore tecnico della scuola di beach volley  Roma Beach Tour, tecnico di beach volley pluricampione d’Italia sia con il settore maschile che con quello femminile, ex membro dello staff della Nazionale russa di Beach Volley maschile, ma anche autore di testi e compositore musicale (è autore, tra gli altri, dell’Inno del volley) e informatico della Direzione Sistemi  Informativi nel settore bancario, nella vita di tutti  i giorni, .
Ecco le sue analisi
 
“Quando penso al gioco, una cosa che odio, è vedere le facce dei miei ragazzi stupite e quelle delle mie ragazze stizzite.
Ho sempre combattuto per far sì che fossimo pronti a lottare senza riserve, anche perché in effetti nel beach volley le riserve non esistono.
Eppure oggi combattiamo un nemico che ci rende proprio così, incapaci di esprimerci appieno.
Ha già messo KO lo sport mondiale, che ha dovuto chiudere i battenti in vista di tempi migliori, con più ‘se’ che ‘però’.
Ha messo le grinfie anche sullo sport più libero per eccellenza, il beach volley, dove bastano un costume e un paio di occhiali da sole per sentirsi in pace col mondo.
Fermo il world tour, si nutre ancora qualche speranza sulle attività nazionali, Italia in primis.

Se ci sarà, sarà sicuramente un campionato concentrato in uno o due mesi, che detterà però delle regole valide per molti, dal come potersi allenare in sicurezza al come assistere agli eventi, rispettando certe distanze necessarie.

Essendo un movimento già abbastanza grande, si parla di oltre cinquantamila praticanti, ci si interroga anche su come allenare tutto il movimento, costituito per lo più dagli amatori.
Cosa troveremo al rientro dalle attività dopo un periodo di quarantena così lungo?
In quale stato di forma psicofisica saranno i nostri ragazzi?
Come riuscire ad accontentare sia chi vuole giocare e sia chi preferirà solo allenarsi senza affrontarsi, soprattutto i primi tempi?
Occorrerà studiare degli allenamenti nuovi, dove la palla sarà giocata solo da un giocatore fino a quando non sarà sicuro farla toccare a più persone, evitando le zone di conflitto nel gioco, il tutto fino a che non ci si potrà sovrapporre nuovamente.
Si dovrà capire come rendere sicuri i centri, gli spogliatoi e se in spiaggia, come tutelare se stessi e chi ci circonda.
Di sicuro, oltre agli amatori, tutto il movimento pallavolistico, non appena verrà dato il via libera, seguendo le disposizioni sanitarie, vorrà ripartire.
I tornei di beach volley, se ci saranno, diventeranno quindi una valvola di sfogo anche per gli atleti di altre discipline più invernali, a cominciare da quelli della pallavolo.
Uscire dal letargo non sarà facile.
Non tutte le realtà riusciranno a ripartire  come in precedenza, in un periodo così difficile anche economicamente parlando.
Molti partner non avranno più la stessa capacità di promuovere sponsorizzazioni sportive, visto che già prima non era facile.
Di sicuro ci sarà un lungo periodo di transizione, dove bisognerà migliorare per forza di cose le nostre abitudini per imparare a risolvere vecchi e nuovi problemi.
D’altronde la differenza più grande tra le squadre e le persone è sempre stata quella, cioè la capacità di risolvere le transizioni più critiche, adattandosi invece di arrendersi.”
Siamo sicuri che il beach volley saprà adattarsi per andare Oltrelasfida!
Credit foto di copertina  alexandre saraiva carniato da Pexels

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