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Paolo Rossi era un ragazzo come noi

Rossi, Rossi goaaal! chi tra i bambini degli anni ’80  non ha fatto un auto-telecronaca  gridando queste parole?

Se ne va un altro pezzo di gioventù.

Per i più giovani è forse solo uno dei tanti campioni del passato, ma Pablito è stato di più, un pezzo di storia del calcio…c’è stato un periodo in cui è stato l’italiano più famoso al mondo.

Un ragazzo semplice di Prato, arrivato a mettere insieme un fantastico, inedito tris: Coppa del Mondo, Capocannoniere ai Mondiali, Pallone d’oro (impresa riuscita successivamente solo a Ronaldo il fenomeno).

Ma qual è la storia di questo ragazzo dal nome uguale a tanti altri, diventato Pablito e Paolorossi tutto attaccato?

E’ la storia di un ragazzo  che ha dovuto rialzarsi tante volte dalle cadute, un italiano comune nel cognome e nei modi, garbato e gentile,  che nel momento di massima difficoltà ha saputo tirare fuori le sue doti; simbolo di un Italia che spesso da il meglio di sé stessa quando è con le spalle al muro.

Una metamorfosi completata in meno di tre mesi: ad aprile 1982 era un giocatore squalificato, scarico con un immagine da ricostruire, il  5 luglio era diventato Pablito un eroe nazionale.

Paolo Rossi inizia nel Santa Lucia frazione di Prato, lì passa il primo treno: lo vuole la Juventus. Paolo la racconta così:

«Non è stato facile, ai miei genitori non è che l’idea andasse molto. Erano rimasti scottati dall’esperienza di mio fratello, anche lui in bianconero, che dopo un anno era stato rispedito a casa. Mia madre non ne voleva sapere di mandare a Torino un altro figlio così giovane, ma  alla fine per quattordici milioni e mezzo ho fatto la valigia».

Ma questa prima avventura bianconera sarà irta di difficoltà: in 2 stagioni 3 interventi al menisco.

Dopo il passaggio in prestito al Como un’altra tappa fondamentale: il Lanerossi Vicenza di Giambattista Fabbri che decide di spostare la giovane ala destra nella posizione di centravanti. Sarà la sua fortuna: capocannoniere in B con 21 goal e promozione in A.

E’ la stagione 77/78. Paolino porta il Vicenza a concludere il campionato in seconda posizione e  vince il titolo di capocannoniere con 24 goal, con conseguente convocazione di Bearzot ai Mondiali in  Argentina.

In quell’anno Paolo Rossi è uno dei giocatori più quotati tanto che Giuseppe Farina presidente del Lanerossi per aggiudicarsi il giocatore, (fino ad allora in comproprietà con la Juve) sborsa una cifra che farà scandalo: 2 miliardi e 650 milioni.

In tanti si indignano sono cifre spropositate per l’epoca ma Giussy Farina affermerà: “Mi vergogno, ma non potevo farne a meno: lo sport è come l’arte, e Paolo è la Gioconda del nostro calcio»

L’anno seguente il Vicenza incredibilmente retrocederà in B nonostante i 15 goal di Rossi.

Così Paolo passa al Perugia di Franco D’Attoma in prestito per due anni e anche questo trasferimento sarà un passaggio storico: per la prima volta in Italia per finanziare l’operazione viene sponsorizzata la maglia dal Pastificio Ponte.

Sembra che tutto vada per il meglio ma ecco in arrivo un nuovo tremendo colpo: l’accusa per il calcio scommesse. Fu un grande scandalo per tutto il calcio italiano che coinvolse tra gli altri Albertosi, Giordano, Manfredonia, con condanne per 5 squadre di serie A e numerosi giocatori.

Storia strana, Paolo Rossi viene accusato di aver truccato la partita con l’Avellino (dove peraltro segnerà 2 goal!) in un processo di cui fu più vittima  che colpevole. Gli accusatori ed organizzatori del giro di scommesse erano due romani Cruciani e Trinca che dopo aver perso decine di milioni presentarono un esposto contro  27 giocatori e 12 club, salvo poi ritrattare tutto e venire arrestati per truffa.

Squalifica per 3 anni poi ridotti a 2 per Paolo.

Pensa di abbandonare il calcio, è un momento molto difficile.

Qui si incrociano di nuovo le strade con la Juventus, Boniperti lo invita ad andare ad allenarsi con loro e così lentamente ricomincia la storia d’amore con il calcio.

Siamo ad aprile 1982, per il Mondiale che si giocherà tra meno di 3 mesi è troppo tardi.

Paolino è fermo da due anni, fa in tempo a giocare solo 3 partite. Ma non sembra lui: è giù psicologicamente, sembra frastornato fuori contesto,  fisicamente non pronto.

Ma il “vecio” Bearzot non la vede così: lo convoca per i Mondiali e lo fa giocare lasciando fuori Pruzzo che è stato il capocannoniere del torneo.

Inizia il Mondiale ma l’Italia parte molto male, Paolino è anche lui in difficoltà.

Non segna, è spaesato e inconcludente.

Si va alla seconda fase con l’Argentina campione in carica e il formidabile Brasile di Zico, Falcao, Junior, Socrates. E’ una mission impossible!

Arriviamo al match da dentro fuori con il Brasile strafavorito, l’opinione pubblica in fermento e in aperto contrasto con Bearzot, la squadra chiusa in un silenzio stampa.

Ed è proprio qui che Paolo Rossi, il ragazzo gentile dal cognome ordinario inizierà a trasformarsi in Pablito l’eroe  nazionale: al 5° minuto va in goal, si sblocca è una liberazione per lui.

 

 

 

Finisce con una tripletta e l’Italia in semifinale.

Per i brasiliani sarà “o carrasco” il giustiziere e Paolorossi diventerà il nome dato ad una influenza, a testimonianza della grande delusione provata.

Il resto è storia: seguiranno 2 goal alla Polonia in semifinale, 1 alla Germania in finale; titolo mondiale e titolo di capocannoniere al Mondiale. Pablito è acclamato in Italia e conosciuto in tutto il mondo.

Non perderà mai però la sua innata umiltà e disponibilità, sempre sorridente e allegro.

Un centravanti atipico, in un momento in cui quel ruolo era quasi sempre occupato da giocatori alti e potenti, Pablito non ha qualità di forza, colpo di testa o tecnica straordinaria.

Ma è veloce, di pensiero e di gambe, sempre il primo ad arrivare sul punto giusto, difficilissimo da marcare in area, goleador di rapina, pronto a segnare il qualsiasi momento.

Vincerà molto anche con la Juventus: dal 1981 al 1985 due Scudetti, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea e una Coppa dei Campioni (quella della serata drammatica allo stadio Heysel).

Un cavallo di razza, campione nello sport e nella vita, un ragazzo qualunque che è rimasto se stesso ed ha portato in alto l’Italia.

Addio campione, come ha detto Giovanni Trapattoni “Ciao Paolo, i calciatori non dovrebbero andarsene prima degli allenatori”.

Sarebbe bello ricordarlo con la proposta fatta dal giornalista sportivo Dario Ricci di Radio 24,  la radio del Sole 24 Ore: intitolargli il titolo di capocannoniere della serie A.

Di grandi goleador ce ne sono stati tanti ma Pablito non è stato un atleta normale, è stato un eterno ragazzo che ha saputo portare tutta l’Italia Oltrelasfida!  

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