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Il cuore di Diego

Maradona: mai la scomparsa di un campione è stata seguita con questa attenzione in tutto il mondo.
E’ stato un grande calciatore, forse il migliore, ma basta tutto questo a giustificare le tante manifestazioni di affetto da tanti angoli della terra e in tanti campi sportivi diversi?
Chi è stato veramente Diego?

E’ il gennaio 1985 quando Maradona racconta al mondo chi è Diego.

Un ragazzino di Napoli deve sottoporsi ad un difficile intervento chirurgico ma i genitori non hanno i soldi. Chiedono  al Napoli Calcio la disponibilità ad organizzare un’amichevole ad Acerra, per una raccolta fondi.

Un campo di fango, un parcheggio per riscaldarsi, troppi i rischi di infortuni, la società è contraria.

Interviene Diego, l’amichevole si deve fare, anche i compagni sono d’accordo.

La scelta può sembrare scontata, ma basta guardare le immagini dell’epoca per capire che fu un enormità: il giocatore più forte del mondo che di li a un anno vincerà il mondiale, che rischia di infortunarsi in un campo impraticabile, ma sceglie di giocare. Questo era Maradona, un campione che non ha mai dimenticato le sue origini umili, Villa Fiorito la sua casa natale a Buenos Aires, il cibo da dividere con i fratelli, il pueblo.

“Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires”

aveva dichiarato all’arrivo a Napoli e non ha mai voluto disattendere la parola data.

Un altro episodio storico, la famosa “mano de dios”, ha dietro una storia che non tutti conoscono.
La guerra delle isole Falkland fu un conflitto militare combattuto tra aprile e giugno 1982 tra Argentina e Regno Unito per il controllo e il possesso delle isole Falkland anche dette Malvinas in spagnolo.  Esplose con l’invasione da parte delle truppe argentine della colonia britannica, a cui seguì la controffensiva inglese, culminata con la resa degli argentini. Fu la più cruenta battaglia aeronavale combattuta dal dopoguerra, ma venne dimenticata in fretta, non dagli argentini però che riportarono 649 perdite umane.
Ed ecco che si arriva ai Mondiali del 1986.
Stadio Azteca di Città del Messico. Si gioca il quarto di finale tra Inghilterra e Argentina, rivalità alle stelle, clima teso. Il primo tempo si chiude 0 a 0. Sesto minuto del secondo tempo, pallone a campanile nell’area di rigore inglese, il portiere inglese Shilton esce, Maradona salta, colpisce, va in goal. Proteste inglesi, abbracci argentini. Goal ottenuto di testa o di mano? Lo chiarirà Diego con una frase diventata famosa, in cui c’è tutta la furbizia, l’intelligenza dello “scugnizzo argentino”:

 «un poco con la cabeza de Maradona y otro poco con la mano de Dios» cioé «un po’ con la testa di Maradona ed un altro po’ con la mano di Dio»

Una rete che solo lui poteva inventare, un misto di furbizia e opportunismo; un gesto che fatto da un altro sarebbe stato antisportivo, ma in quello speciale contesto, ha suonato come una vendetta e una beffa del capopopolo argentino nei confronti degli odiati rivali.

Solo quattro minuti dopo Diego segna un altro goal, ma non un goal qualsiasi, il goal più bello di sempre: partendo dalla sua trequarti saltando quattro avversari e il portiere. Un modo simbolico per affermare che lui non aveva bisogno di segnare di mano, ma lo aveva solo voluto. Maradona e l’Argentina vinceranno quel Mondiale, coronando il suo sogno di bambino e quello di un intero popolo e di tanti bambini.

Maradona era un talento assoluto, con la “garra” argentina. Diego era un eterno ragazzo, sensibile profondamente buono, pronto a combattere le battaglie in cui credeva.
Diego profondo cattolico che dichiarava: “Sono privilegiato ma solo perché quella era la volontà di Dio. Dio mi ha fatto giocare bene. Mi ha dato questo dono dalla nascita. Ecco perché mi faccio il segno della croce ogni volta che entro in campo. Se non lo facessi lo tradirei.” Ma anche il Diego che quando incontrava Papa Giovanni Paolo II nel 1985, senza compromessi diceva:

“Sono stato in Vaticano ho visto i tetti d’oro e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa.”

Diego che  dopo i fischi all’inno argentino a Italia 90 diceva “Fischiare l’inno è da ignoranti”. e nel 2011 attaccava il presidente Blatter:

“La FIFA è governata da dinosauri. Blatter è uno che non ha mai tirato un calcio ad un pallone e dunque credo sia la persona meno opportuna per ricoprire un ruolo istituzionale così importante.”

Questo era Diego un fenomeno in campo, ma anche un capopopolo schierato con i più deboli, contro il potere, senza scendere a patti, sempre a testa alta e petto in fuori.
Per questo in tutto il mondo le dimostrazioni di affetto non si fermano. E’ stato odiato, amato, temuto, e nonostante i suo trascorsi è stato soprattutto rispettato per la forza di rimanere se stesso e combattere per i suoi ideali.
Non importa se sei un politico, un filosofo, un cantante o uno sportivo conta ciò che fai per le persone.
Diego ha saputo andare Oltre la sfida!

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