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Il calcio sfida il Coronavirus

Il campionato di  serie A potrebbe ripartire a breve. Il calcio   vuole risorgere  come l’araba fenice, l’uccello mitologico capace di rinascere dalle ceneri.

Ma l’avversario microscopico  e devastante dal  nome Covid 19, è di quelli difficili da battere.

Tante discipline hanno dovuto alzare bandiera bianca, per primi i guerrieri del rugby, a seguire gli alfieri della pallavolo (con conseguenti dimissioni dei presidenti di Lega in disaccordo con le decisioni della Federazione) e del basket che hanno decretato la precoce fine dei campionati senza vincitori  né vinti.

E via via tante altre federazioni.

Il calcio ancora no. Non vuole la resa, resiste al coronavirus. Di certo per ragioni economiche, ma ci piace pensare anche per la voglia di giocare e per un idea romantica di sport che non si ferma mai.

Lo sport è una grande medicina, ha un forte impatto sociale, aggrega, coinvolge, distrae.

La ripresa del campionato costituirebbe un messaggio forte, foriero di speranza e voglia di combattere in  questo momento di isolamento casalingo.

Noi sogniamo che il campionato possa ripartire, dopo che malinconicamente anche la fiamma olimpica ha dovuto cedere, il mondo del calcio è l’ultimo baluardo a resistere. Simbolo della vita che lotta contro la morte, stendardo della speranza di battere un nemico infido.

In Germania ci stanno già provando: quasi tutte le  squadre hanno ripreso ad allenarsi,con l’idea di riprendere il campionato a maggio e terminarlo a giugno, il tutto senza tifosi.

Ma i rischi sono tanti, come si può ricominciare garantendo la sicurezza agli atleti?

Jurgen Klopp non ha esitato a definire “un atto criminale” aver giocato il match di Champions League tra Liverpool e Atletico, considerati i rischi noti e l’epidemia  che puntualmente si è verificata.

Le ipotesi al vaglio sarebbero di giocare in ogni caso a porte chiuse, eseguendo tamponi ai giocatori ogni tre giorni, con eventuale isolamento solo di chi risulti positivo.

In questa prima fase di ripresa, le squadre della Bundesliga si stanno allenando a piccoli gruppi: l’Hoffenheim con due coppie sul campo per un ora ciascuna, il Colonia in gruppi da otto sempre senza contatti fisici.

Ci sarebbe poi l’idea di effettuare test, poche ore prima delle gare dove sono inevitabili i contatti.

Le perplessità sono molte: la scienza al momento non dà sicurezze su un protocollo anti-contagi, i tamponi previsti per i calciatori sarebbero moltissimi mentre per la cittadinanza almeno in Italia al momento latitano.

Marcello Lippi propone di giocare solo quando saremo a contagi zero, “il problema è che è impossibile che non ci siano contagi se una squadra, una cinquantina di persone in tutto, viaggia e incontra camerieri, cuochi, autisti.”

La Federcalcio vorrebbe ripartire. Se ne sta discutendo, l’ipotesi sarebbe di riprendere a fine maggio o inizio giugno a porte chiuse.

Al contrario di altri paesi come Spagna e Inghilterra disposti a giocare anche ad agosto, i nostri club considerano il 30 giugno il limite massimo invalicabile per terminare il campionato. La  Uefa pone come dead line  per terminare le competizioni nazionali il 3 agosto.

Per i dodici turni mancanti,  si potrebbe arrivare  a dover affrontare 3 partite a settimana, i calciatori sarebbero preparati a sostenere il carico?

L’Uefa spinge per la ripartenza forte dell’appoggio di molte leghe. La serie A è ancora spaccata, Massimo Cellino presidente del Brescia si è detto contrario, come l’Udinese, la Juventus, il Milan e l’Inter; tra i favorevoli la Lazio di Lotito, il Napoli, la Roma, il Parma, la Fiorentina, magari giocando anche in estate.

Ulivieri presidente dell’Assoallenatori ha dichiarato “Sarà il governo a decidere e i medici stabiliranno i tempi giusti”

E’ un bel rebus, di certo molte società hanno iniziato a richiamare i propri giocatori dall’estero per tornare ad allenarsi.

E tu come la pensi è giusto riprendere a giocare ed andare Oltrelasfida?

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