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Campioni leali

Lo sport è competizione, si combatte per un centimetro in più, per un secondo in meno,  per un goal, per un punto, per un canestro.

Braima Suncar Dabò corridore della Guinea-Bissau corre i 5000 metri ai Mondiali di atletica leggera in Quatar iniziati il 27 settembre. E’ pronto, si è preparato per due lunghi anni, lotterà con tutte le forze per superare gli avversari.

Ma a volte la vita ti pone davanti situazioni inaspettate dove devi scegliere. Scelte difficili tra coronare ciò per cui ti sei tanto preparato, oppure aiutare un avversario in difficoltà: Jonathan Busby nazionale Aruba (isola caraibica vicino al Venezuela) a poche centinaia di metri dal traguardo si sente male, non è in grado di proseguire la gara dei 5000.

“Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla” diceva Pierre de Coubertin.

C’è una condizione però.

L’avversario deve essere in grado di poter competere.

Ma quanti sono gli atleti che dopo essersi preparati a gareggiare passando attraverso, fatica,  sacrifici, rinunce sono disposti ad aiutare un avversario in difficoltà anche a costo della vittoria?

Braiba Suncar Dabò compie un gesto che non sarà dimenticato: si carica il corridore avversario sottobraccio e lo conduce con lui al traguardo.

Arriveranno nelle ultime due posizioni della loro batteria, (Jonathan Busby sarà squalificato per l’aiuto ricevuto)ma i tifosi guineensi gli tributano un ovazione.

Lo sport a volte racconta pagine epiche. Il gesto del corridore ci ha riportato alla memoria Ivàn Fernandez Anaya, atleta basco di  cross-country. Nel 2012 sta partecipando ad una gara a Burlada (Navarra) ed è in seconda posizione dietro al kenyano Abel Mutai. Entrati nella dirittura d’arrivo, il kenyano prende la strada sbagliata. Approfiottare dell’errore per andare a vincere o aiutare l’avversario avvertendolo dell’errore? Per Ivàn Fernandez Anaya non ci sono dubbi: chiama l’avversario per indicargli la direzione giusta, terminerà secondo ma l’onore del suo gesto passerà alla storia.

Come quando il campione di nuoto    Michael Phelps, alle Olimpiadi di Atene del 2004 dove dopo aver vinto l’oro nei 100 farfalla,  Phelps rinuncia a partecipare alla staffetta 4×100 mista (dove gli usa sono nettamente favoriti, rinunciando ad un altro oro molto probabile)  per dare l’opportunità ad un compagno di squadra di salire sul trono di Olimpia.

Vi ricordate di Paolo Di Canio? Il calciatore del West Ham (ex Lazio e Milan) durante il match contro l’Everton con il portiere avversario rimasto a terra infortunato, scelse di non segnare un goal già fatto, fermando la palla con le mani e fermando il gioco.

Combattenti leali, disposti a tutto pur di vincere ma solo fin quando l’avversario è in piedi.

“Non è arrivato fin qui per abbandonare la gara, ma per finirla. Qualsiasi atleta in quella situazione avrebbe fatto la stessa cosa: aiutare qualcuno che, come me, rappresentava il suo Paese, era la cosa da fare” ha dichiarato Dabò.

 

Bravo Braima Suncar Dabò, campione di lealtà capace di andare  Oltre la sfida!

 

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