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Non solo un gioco, le Marche del calcio

“Voi forse non mi crederete oppure vi metterete a ridere, ma io non me ne vergogno, quando l’Ascoli perde mi vien da piangere”

 parole del Presidentissimo dell’Ascoli Costantino Rozzi.

Questo è uno dei numerosi personaggi raccontati nel libro “Non solo un gioco, le Marche del calcio”, con copertina a lui dedicata.

Ci siamo imbattuti in questa monografia scritta dal giornalista del Resto del Carlino e ricercatore storico Andrea Pongetti; un  libro per chi ama il calcio romantico,  i campi polverosi, le sfide fatte di passione, agonismo, maglie sbiadite e scarpe rattoppate. Storie interessanti non solo per gli appassionati marchigiani.

Tanti gli aneddoti raccontati, come quello relativo alla partita del  1947 a Porto Recanati contro la Sambenedettese, nel  racconto di Antonio Monaldi, nipote di Vincenzo Monaldi, autore del gol portorecanatese:

“Mio zio segnò con un sinistro potente tanto che la palla bucò la rete della porta […] la sua esultanza unita alla mancata vittoria che per loro era fondamentale, provocò l’ira dei tifosi della Samb. […] La squadra fu assediata negli spogliatoi del Ballarin. Si racconta quindi che da Porto Recanati partirono alcuni tifosi armati per andarli a liberare. Fortunatamente i tifosi incrociarono la squadra che nel frattempo era riuscita ad uscire dal Ballarin e stava facendo ritorno a casa. L’incontro avvenne all’altezza di Pedaso e non ci furono altre conseguenze, ma quell’episodio viene ricordato tutt’oggi a Porto Recanati.”

Affollatissimi derby di provincia, tante le piazze del calcio marchigiano citate: da Ancona ad Ascoli Piceno, passando per Pesaro, Fano, Senigallia, Jesi, Osimo, Civitanova Marche, Macerata, Fermo, San Benedetto del Tronto.

Abbiamo intervistato il suo autore.

Andrea come nasce la tua passione per il calcio e l’idea di questo libro?

“Se ripenso alla mia infanzia, ricordo con nostalgia le domeniche passate dai nonni con la televisione accesa su Domenica Sprint, il programma di Rai 2 che mostrava le reti della giornata domenicale. Era la fine degli anni Ottanta: ero un bambino. Probabilmente è stato quello il primo modo, inconsapevole, di avvicinarmi al calcio. La prima stagione che ricordo distintamente invece è stata la 1987-88, quella in serie A del primo scudetto del Milan di Berlusconi, Sacchi e Gullit. Avevo 8 anni, in quella stagione ho iniziato anche a frequentare da solo lo stadio della squadra della mia città, che militava in serie D. Da quel momento non ho più smesso: le ricerche storiche e il lavoro nel giornalismo sportivo che porto avanti da anni sono stati soltanto la conseguenza di quella passione. Il libro nasce proprio da quei ricordi.”

Sono narrati personaggi sconosciuti ai più, oppure famosi come  Renato Cesarini diventato emblema dei goal negli ultimi minuti appunto in “zona Cesarini”; quali personaggi che racconti nel libro ti hanno particolarmente colpito?

“Ho sempre avuto una grande ammirazione per Costantino Rozzi,  una figura illuminante ed iconica del calcio marchigiano e non solo. Sono molto legato poi a Renato Cesarini, senigalliese e mio concittadino. Non è stato solo un campione della Juventus, ma anche un maestro di calcio, pure da allenatore. La sua però è anche una affascinante storia di emigrazione e di viaggi tra Italia e Argentina. Tutti lo ricordano ancora oggi per i gol all’ultimo minuto, ma è stato molto di più.”

 

Un calcio di provincia fatto di motivazioni forti ed episodi a volte passati tristemente alla storia, come l’aggressione all’arbitro Vannini in un infuocato derby Anconitana-Pisa. Quali altre storie racconti nel libro?

“Ce ne sono tante, alcune le ho conosciute proprio durante la scrittura del libro. Penso ad esempio a quella del portiere Matteucci, fenomenale nonostante la limitata statura e portiere dell’Inter di Angelo Moratti negli anni ’50. Prima di arrivare in serie A aveva giocato nella Vigor Senigallia ed ho trovato un curioso articolo di un giornale locale in cui veniva riportato lo scetticismo dei suoi tifosi, (apparentemente condiviso pure dal giornalista), sul suo utilizzo nel derby contro l’Anconitana. Matteucci infatti era di Ancona, distante appena 25 km da Senigallia con cui era divisa però da grande rivalità. Queste sono le Marche, terra di atavici campanilismi.  Forse il bello di aver scritto il libro è stato proprio questo: mi ha fatto conoscere storie che non conoscevo e me ne ha fatte ricordare altre che possono essere di stimolo pure per il calcio di oggi e per chi prova, nella maniera più onesta e appassionata possibile, a raccontarlo.”

Lettura appassionante, un viaggio documentato e poetico per chi ama la purezza dello sport e la gioia del calcio, un libro che ha saputo andare Oltrelasfida!

 

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